La confezione nasce in pieno lockdown 2020 e abbiamo pensato che fosse Ardita, proprio l’idea di farla nascere una pasta speciale in un periodo tanto difficile. Questa si presenta con il Tricolore Italiano bordato e la Sicilia sovrastata da una Trinacria Frumentaria in bella vista. Una striscia di cartone riciclabile è da conservare, perché conterrà nella sua parte interna, diverse ricette della Tradizione gastronomica siciliana, questo per meglio valorizzare il formato di pasta da voi scelto. L’orgoglio di esporre il “Tricolore”, non per mera ostentazione, ma per certificare una appartenenza, un voler essere riconoscibile, incontrovertibilmente Italiano e al contempo identificativo di un luogo, atavico crocevia di soprusi, di paziente e indomita volontà di superare ogni ostacolo, ogni impedimento e ogni avversità. La Trinacria con spighe di grano, la Sicilia con le sue piccole isole, che la aggraziano come le perle di collier. La Sicilia come Medusa e le sue sorelle, pietrifica di stupore e ammirazione chi ne incrocia il paesaggio. Oggi è considerata una Idea Ardita, quella di manifestare pubblicamente Orgoglio e Identità Nazionale senza incappare nel politicamente scorretto. Ardita, il nome sembra inusuale, ma ha radici molto profonde e sconosciute nella storia Italiana, eccovi alcuni esempi. Ardito, “semente eletta” Il primo incrocio di successo ottenuto dal prof. Strampelli fu il grano “Carlotta”, dedicato alla moglie e assistente Carlotta Parisani. La scarsa resistenza alla “siccità” di questa varietà lo condusse dopo anni di ricerche al triplice incrocio (“Rieti” + “Wilhelmina” + “Akakomugi” dal quale ottenne il grano “Ardito”. Fu la svolta: la creazione del grano “Ardito” consentì di realizzare la prima cultivar che riuniva tutti i caratteri desiderabili dei vari grani del tempo: il “Rieti” era infatti resistente alla ruggine, l’olandese “Wilhelmina Tarwe” aveva un’alta resa per ettaro e infine il grano rosso giapponese ( 赤小麦, Akakomugi) – era resistente all’”allettamento” per lo sviluppo breve del fusto e grazie alla sua maturazione precoce sfuggiva alla “siccità”. L’introduzione delle varietà a basso fusto tramite il gene Rht8 proveniente dall’”Akakomugi” è considerata una delle più importanti mutazioni del grano indotte nel XX secolo[1]. Dal successo dell’”Ardito” Strampelli proseguì realizzando oltri ottocento incroci, dei quali una sessantina di valore commerciale. Sulle sue sementi – inizialmente osteggiate per l’atteggiamento conservatore della cultura contadina – puntò invece Benito Mussolini, che ne aveva colto il valore fin dal 1925. Con lo scopo di far raggiungere all’Italia l’autosufficienza nella produzione cerealicola, il dittatore lanciò la cosiddetta “Battaglia del Grano”, con la quale le “sementi elette” vennero diffuse grazie ad una capillare opera di propaganda e di istruzione. Vennero raddoppiati gli stanziamenti per la sovvenzione delle Cattedre ambulanti che furono tutte motorizzate affinché potessero recarsi anche nelle località più remote a fare istruzione e propaganda. Cinque milioni di lire del 1925 vennero erogati agli Istituti Sperimentali perché intensificassero gli studi. Altri cinque milioni furono assegnati direttamente alla sovvenzione e alla diffusione delle varietà nuove di grano e furono istituiti mille posti di selezione del grano da seme allo scopo di raffinare la semente. Per intensificare la propaganda a favore delle nuove cultivar furono realizzati migliaia di campi dimostrativi in tutto il Paese dove far vedere ai contadini l’efficacia delle “sementi elette” direttamente in pratica. Nel giro di un decennio le sementi Strampelli erano le cultivar più diffuse nel Settentrione del paese. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, anche il Mezzogiorno – dove più lenta era stata la penetrazione delle nuove tecniche produttive a causa della resistenza o dell’incuria dei latifondisti reazionari – aveva ampiamente adottato queste varietà. È stato sostenuto che le “sementi elette” abbiano consentito all’Italia di superare la crisi del conflitto mondiale senza subire le catastrofiche carestie che invece avevano colpito altri paesi, come la Grecia. Nel dopoguerra diversi paesi mondiali avevano introdotto le varietà Strampelli, fra cui la Cina, l’Argentina, il Messico, il Portogallo e la Jugoslavia. In altri paesi a partire dalle esperienze di Strampelli erano state realizzate cultivar locali, come in URSS e Australia. Dal Messico – dove lavorava l’agronomo Norman Borlaug – la presenza di coltivazioni di grani Strampelli, consentì allo scienziato americano (che tuttavia era all’oscuro delle ricerche del suo predecessore italiano) basi su cui realizzare la cosiddetta Rivoluzione verde degli anni Sessanta. Caratteristiche Vennero ottenute in massima parte per ibridazione con lo scopo di selezionare i caratteri desiderabili delle diverse varietà di frumento. Oltre a perseguire una maggiore produttività per ettaro ottenuta non solo riducendo l’impatto di questi flagelli sulle coltivazioni, ma anche selezionando le varietà più fruttifere In particolare Strampelli si impegnò sui seguenti obbiettivi immediati: la ruggine bruna, per la quale ricercò varietà resistenti ai funghi che ne sono causa; il cosiddetto “allettamento”, contro il quale puntò ad una riduzione dell’altezza relativa delle spighe; la “stretta”, causata dalla siccità e dall’aumento repentino delle temperature nel periodo finale del riempimento delle cariossidi, per evitare la quale puntò alla precocità di maturazione del seme
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